Smartworking, l’Italia è “ultima in classifica”

Che lo smartworking, ovvero il lavoro “a distanza”, sia stia diffondendo è un dato di fatto, ma che il nostro paese sia i fanalino di coda per quello che riguarda la sua diffusione rispetto all’Europa, è il risultato di studio di Eurofound e dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro.

In Europa lo smartworking, che consente di lavorare a distanza grazie a pc, tablet e smartphone, è diffuso in media intorno al 17%. In testa alla classifica ci sono i paesi del Nord con la Danimarca che raggiunge una diffusione che si attesta in media intorno al 37%; meglio di noi Grecia, Repubblica Ceca e Polonia.

Il “lavoro agile” consente alle aziende una continuità operativa mai avuta prima, con la possibilità per dipendenti e dirigenti di accedere a informazioni, applicativi e software anche fuori dall’azienda.

Le aziende che hanno deciso di stare al passo con i tempi hanno investito adottando soluzioni tecnologiche adeguate e cercando soluzioni efficaci per lavorare ovunque ci si trovi.
Ma come si evince dalla ricerca, sono ancora poche e occorre un cambio di mentalità per far sì che le azienda vedano lo smartworking come una nuova possibilità di innovazione tecnologica e di sviluppo di business.

La spinta alle tecnologie UCC ( Unified Communication e Collaboration) è necessaria al fine di gestire il flusso delle informazioni che riguardano un’azienda in maniera coordinata, permettendo ai dipendenti di poter lavorare in team usando tutti quegli strumenti che possono portare all’aumento della produttività delle imprese. Chat, la telefonia IP, le videoconferenze, gli SMS e molti altri servizi, sono solo alcuni dei diversi componenti che fanno dell’UCC una grande opportunità di sviluppo nel segno dello smartworking.